GESÙ NON ESIGE
6 settembre 2026, XXIII per annum
(Ez 33,1.7-9; Sl 95/94; Rom 13,8-10; Mt 18,15-20)

 

… dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20)

 

Gesù non esige la presenza di venti o trenta persone, né di due o tremila … si accontenta di due o tre, riuniti nel suo nome…
La logica del regno che si è fatto vicino (Mt 4,17) è quella del piccolo seme gettato nella terra, del lievito che scompare nella pasta (Mt 13,31-33).
Non sono i grandi numeri che rendono grande il regno di Dio.

 

Anche in terra d’esilio la fede nel Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe sopravvisse grazie a un profeta come Ezechiele (che molti del suo popolo consideravano pazzo per il suo eccentrico comportamento) e a un piccolo resto.
Il Signore ordinò a Ezechiele di essere una sentinella per il popolo esule a Babilonia: Ascoltino o non ascoltino, tu riferirai loro le mie parole (Ez 2,5.7).
Ed Ezechiele, solo e disprezzato, continuò a gridare giorno e notte, come una sentinella, per avvertire gli esuli dal pericolo di allontanarsi da Dio. 
Come Mosè (Nm 11,11-12), anche Ezechiele portò sulle sue spalle il peso di un popolo dalla dura cervice, sul quale doveva vegliare e per il quale doveva intercedere, perché Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva (Ez 18,31-32).
La forza di Ezechiele non veniva dalla sua volontà, ma dalla sua fede in Dio.
C’era il suo destino inciso nel nome: Ezechiele, Dio rende forte.

 

Sei secoli dopo, Paolo scriverà ai cristiani di Corinto che Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio (1Cor 1,27-29).   

 

Per essere piccoli, sono anche pieni di grandi contraddizioni gli uomini biblici ai quali il Signore affida la sua missione.

 

Mosè è balbuziente e non sa parlare e deve diventare un condottiero (Es 4,10).

 

Ezechiele è solo e disprezzato perché si comporta come un folle e la gente ride di lui piuttosto che stare ad ascoltarlo.

 

Simon Pietro, il pescatore di Galilea si riempie la bocca di buoni propositi e di professioni di fede. Sulle sue spalle il Signore poggia la sua chiesa ma Pietro, la roccia, è anche pietra di scandalo posta sul cammino del Cristo (Mt 16,18.23).

 

A uomini come loro, contraddittori e spesso infedeli, il Signore affidò il compito di risolvere le inevitabili questioni che sorgono in ogni comunità umana.

 

Se tuo fratello commetterà una colpa contro di te… metti in atto un percorso in tre tappe: prima tra te e lui solo, poi con qualche testimone e infine davanti alla comunità.
Alla fine, se non ascolta, sia per te come un pagano e un pubblicano.
Nell’esperienza religiosa non c’è la legge del tutto e subito, ma un cammino, a volte lento e faticoso, che dura tutta la vita.
Subito dopo aver parlato di un percorso per giungere a una riconciliazione, Gesù sembra contraddirsi quando Pietro gli chiese quante volte dovesse perdonare il fratello che gli ha fatto un torto (Mt 18,22).
In quel caso Gesù non mette limiti, non indica tappe, e sembra dire che non ci sono alternative al tutto e subito.

 

Le contraddizioni e i paradossi sono un dono prezioso della Scrittura perché mettono in guardia dalla tentazione di assolutizzare una parola, di fondare su un versetto la costruzione di un ideale.
Anche i testi più sacri, presi alla lettera, possono diventare parola che uccide.
Ogni pagina del vangelo va letta e interpretata alla luce della vita di Colui che è la Parola che si è fatta carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi (Gv 1,14).

 

Se tuo fratello commette una colpa contro di te…

 

Come si comportò Gesù con i suoi fratelli quando commisero la più grave delle colpe contro di lui? Quando Giuda lo tradì (Mt 26,15), Pietro lo rinnegò (Mt 26,75) e tutti lo abbandonarono e fuggirono (Mt 26,56)?

 

Dalla croce Gesù chiese al Padre di perdonare gli uomini perché non sanno quello che fanno (Lc 23,34). Si riferiva ai suoi crocifissori, alla gente che lo insultava e derideva (Mt 27,38-44) e agli amici che gli avevano voltato le spalle (Mt 26,56).
E pensava a noi e ai nostri quotidiani tradimenti.

 

Nei giorni che seguirono la sua risurrezione, Gesù non istruì alcun processo contro i suoi fratelli che avevano commesso la più grave delle colpe contro di lui, ma li aiutò a iniziare un cammino di conversione. Gli apostoli non si rialzarono per la loro buona volontà, ma perché il Signore tese la mano verso di loro e donò la sua pace (Gv 20,19.26).
Vi ho dato un esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi (Gv 13,15).
I Dodici sono inviati a portare la pace nel Suo Nome, tra le mille complessità dell’umano, e di farlo senza dimenticare di essere dei guaritori feriti, dei colpevoli perdonati.

 

E se il fratello non ascolta? Trattarlo come il pagano e il pubblicano non significa condannarlo all’inferno ma affidarlo a Gesù che è amico dei pubblicani e dei peccatori (Mt 11,19). Ed è amico nostro che siamo pubblicani e peccatori.

 

In esilio il Signore affidò il suo popolo a un solo profeta, Ezechiele, la sentinella.
Gesù non affidò il vangelo del regno a un grande esercito ma a undici uomini, sempre in bilico tra la fede e il dubbio (Mt 28,17).
A Gesù bastano due o tre persone riunite nel Suo Nome per sostenere il peso di un mondo che rischia di cedere sotto il peso del male e del peccato.
Uomini e donne che fanno il possibile per essere strumenti di riconciliazione, ma non per i loro meriti ma perché credono che non c’è nulla d’impossibile per il Signore, che a Dio tutto è possibile (Gen 18,14; Lc 1,37; Mt 19,26).

 


Ecco come si fa a conoscere se uno, anche cadendo e pur essendo carico di colpe di ogni genere, non dimentica l’amore del Padre suo: se non smette la sua corsa; se non è negligente nell’affrontare di nuovo la battaglia contro le stesse cose dalle quali è stato sconfitto; se non si stanca di ricominciare, ogni giorno, a costruire le fondamenta della rovina del suo edificio, avendo sulla bocca la parola del Profeta: Sono caduto, ma di nuovo mi rialzo; sono seduto nella tenebra, ma il Signore mi illumina (Mi 7,8).
(Isacco il Siro)