LA NOTIZIA DELLA MORTE
2 agosto 2026, XVIII per annum A
(Is 55,1-3; Sl 145/144; Rom 8,35.37-39; Mt 14,13-21)

 

Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti (Is 55,3)

 

La notizia della morte di Giovanni Battista spinse Gesù a ritirarsi in un luogo deserto, in disparte.
L’amico dello sposo che aveva gioito alla voce dello sposo, aveva terminato il suo compito e s’era fatto da parte (Gv 3,29) perché si compisse l’ora di Gesù, l’agnello di Dio venuto a portare su di sé il peccato del mondo (Gv 1,29), e a saziare la fame e la sete di uomini e donne con la sola Parola che sazia più del pane (Mt 4,4; Dt 8,3) e ristora più dell’acqua (Gv 4,14).

 

Quando Isaia parlò di una fame da saziare e una sete da spegnere molti tra gli ebrei esuli a Babilonia si chiedevano di che cosa stesse parlando.
Ma per altri che non avevano voluto cantare i canti del Signore in terra straniera (Sl 137,4) quelle parole riaccesero la speranza.
Con quel piccolo resto di poveri il Signore rinnovò la sua alleanza ed essi tornarono a Gerusalemme dove ripresero a cantare i canti del Signore, saziati dalla Parola che esce dalla bocca di Dio e non torna indietro senza avere operato ciò che Egli desidera (Is 55,11).

 

La folla cui Gesù aveva nascosto i misteri del regno per rivelarli ai discepoli nell’intimità della casa, la folla che guardava senza vedere, che ascoltava senza comprendere, continuava a cercarlo anche al di là del mare.
E per questa folla che non meritava nulla e che un giorno gli avrebbe voltato le spalle, Gesù sentì compassione perché erano come pecore che non hanno pastore (Mt 9,36)

 

Il buon senso dei discepoli suggeriva di congedare, perché era sera, il luogo era deserto e non c’era possibilità di trovare cibo per tutti.
Il termine greco usato per congedare è il verbo del divorzio ed è come lo invitassero a separarsi da loro!
Ma Gesù s’era fatto carne e aveva posto la sua dimora in mezzo a loro (Gv 1,14) per un’alleanza nuziale e il luogo dove Dio conduce il suo popolo per parlare al suo cuore è proprio il deserto (Os 2,16).
Al tramonto di quel giorno, quel luogo deserto fiorì e quella terra arida (Is 35,1) offrì il pane gratuito e abbondante.
Anche gli avanzi vennero raccolti in dodici ceste perché nulla andasse perduto (Gv 6,12).

 

A Ezechiele, il profeta che condivise l’esilio a Babilonia con il suo popolo, il Signore ordinò di mangiare il rotolo della scrittura.
In bocca lo sentì dolce come il miele, ma amaro nello stomaco (Ez 3,1-2).

 

Sei secoli dopo, una voce ordinò anche a Giovanni di prendere e mangiare il rotolo che gli veniva offerto da un angelo (Ap 10,9-10).
Porgete orecchio, ascoltate e vivrete, dice il profeta Isaia.

 

La Parola di Dio se entra dall’orecchio e scende dritta fino al cuore diventa cibo che sazia e nutre più del pane.

 

Sulle colline che circondano il lago di Galilea, con cinque pani e due pesci Gesù sfamò cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.
E pochi giorni dopo con sette pani e pochi pesciolini Gesù diede da mangiare a quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini (Mt 15,32-38)

 

Eppure come se avessero guardato senza vedere e udito senza sentire, i Dodici non compresero quel miracolo ripetuto due volte, come se una lezione non fosse bastata.

 

La sera dell’Ultima Cena, Gesù non moltiplicò il pane e non trasformò l’acqua in vino, ma spezzando il pane e passando il calice del vino offrì il Suo Corpo e il Suo Sangue per il perdono dei peccati (Mt 26,26-28).
I discepoli mangiarono il Corpo del Signore e bevvero il Suo Sangue, ma quel cibo che dona la vita eterna (Gv 6,54) non aprì loro il cuore alla comprensione delle scritture (Lc 24,25) e qualche ora dopo tutti lo abbandonarono e fuggirono (Mt 26,56).

 

Sulla cima del Golgota, un luogo arido come un deserto, la folla non seguì Gesù per nutrirsi della sua Parola, ma per mettere alla prova Gesù, come aveva fatto il popolo nel deserto, a Massa e Meriba (Es 17,7).
E come aveva tentato di fare il diavolo proponendo a Gesù l’illusione dello spettacolo invece del dono di sé.
Eppure anche per quella folla ostile e incosciente che gli aveva voltato le spalle, Gesù provò una compassione infinita perché erano come pecore che non hanno pastore.
E per loro invocò la misericordia del Padre perché – disse – non sanno quello che fanno (Lc 23,34).

 

Sul Golgota Gesù non operò alcun miracolo ma offrì tutto se stesso per la salvezza del mondo. Quell’uomo con le braccia spalancate, senza bisogno di dirlo a parole, stava ripetendo e realizzando la profezia di Isaia: Voi tutti assetati venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro e senza pagare vino e latte.

 

Tre giorni dopo due discepoli erano in cammino per un villaggio distante circa undici chilometri da Gerusalemme, di nome Emmaus. Gesù si accostò e camminava con loro, ma essi non lo riconobbero.
Quando furono vicini al luogo dov’erano diretti, egli fece come se dovesse andare oltre ma i due, invece di congedarlo, gli chiesero di rimanere con loro.

 

Congeda la folla perché è tardi, avevano detto i discepoli la sera della moltiplicazione dei pani.
Quella sera a Emmaus, i due discepoli compresero la logica de regno che s’era fatto così vicino da entrare in loro per rimanere sempre con loro (Lc 24,11-32).

 


In un tempo di carestia, rabbì Mendel vide che i poveri che erano ospiti in casa sua ricevevano pani più piccoli del solito. Egli allora diede ordine che si facessero pani più grandi di prima. I pani – disse – devono adeguarsi alla fame, non al prezzo.