SENTINELLA, QUANTO RESTA DELLA NOTTE?
25 dicembre 2025, NATALE DEL SIGNORE
Messa della notte: Is 9,1-6; Sl 96/95; Tt 2,11-14; Lc 2,1-14
Messa dell’Aurora: Is 62,11-12; Sl 97/96; Tt 3,4-7; Lc 2,15-20
Messa del giorno: Is 52,7-10; Sl 98/97; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18
Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace (Is 52,7)
Sentinella, quanto resta della notte?
Nella domanda che troviamo nel libro del profeta Isaia c’è il grido di un popolo in esilio, di pastori che vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge (Lc 2,8), e il grido che sale dalle nostre notti.
Isaia, che fu una sentinella sulle mura di Gerusalemme e nella coscienza di un popolo, risponde di continuare a domandare, invita alla conversione e a riprendere il cammino.
Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite! (Is 21,11-12).
Anche Giovanni, apostolo ed evangelista, fu una sentinella per la sua generazione.
Secondo la tradizione era il più giovane dei Dodici e fu l’ultimo ad andarsene.
Scrisse il Quarto Evangelo per annunciare il Verbo che si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14). Il suo è un Evangelo che rivela il Figlio di Dio da un’altra prospettiva rispetto agli altri tre, perché Giovanni, l’aquila, vede lontano e in profondità.
Sia la luce (Gen 1,3) è la prima parola biblica pronunciata dal Creatore.
E per questo comando la luce fu.
La luce illuminò le tenebre che ricoprivano l’abisso (Gen 1,2) e con la luce si passò dal caos al cosmo.
Come in principio la luce vinse le tenebre, così, anche nel nuovo principio, quello che Giovanni racconta nel suo evangelo, la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.
Anche se ciò che sta davanti ai nostri occhi sembra affermare il contrario.
Eppure…
In questo Giorno Santo Isaia, Giovanni e tutte le sentinelle mandate da Dio alzano la voce perché vedono con gli occhi il ritorno del Signore a Sion, vedono che il Signore regna e rende stabile il mondo che non potrà più vacillare (Sl 93,1).
Anche Erode sta in alto, nel suo palazzo sul colle di Sion ma non guarda fuori, non vigila per il popolo come una sentinella.
Come tutti i potenti è un uomo che vigila solo sul suo potere per difendersi da chi glielo vuole sottrarre. È talmente preso da sé da non accorgersi che il Signore disperde i superbi nei pensieri del loro cuore, abbassa i potenti dai troni e innalza gli umili, ricolma di beni gli affamati e rimanda i ricchi a mani vuote e (Lc 1,51-53).
Ma se si continua a parlare di questi re nudi, è per l’umiltà di una giovane e sconosciuta ragazza di Nazareth che ha creduto alla parola umanamente incredibile portata da un angelo.
L’Onnipotente che guarda l’umiltà dei suoi servi e per loro fa grandi cose (Lc 1,48-49), nasconde i misteri del regno ai sapienti e ai dotti e li rivela ai piccoli (Mt 11,25).
Sentinella, quanto resta della notte?
Anche Maria e Giuseppe hanno posto la domanda all’angelo.
Com’è possibile che nel giardino sigillato della vergine prenda dimora Colui che è la Vita e la Luce degli uomini?
La risposta dell’angelo fu di una semplicità disarmante: Nulla è impossibile a Dio (Lc 1,37).
Maria e Giuseppe dopo avere domandato e avere convertito i loro pensieri nei pensieri del Signore, si sono messi in cammino.
Per ordine dell’imperatore – pensa colui che si ritiene il padrone del mondo.
Per ordine di Colui che dice sia la Luce e la luce è! – pensano Maria e Giuseppe.
E per il loro Eccomi! il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.
Sentinella, quanto resta della notte?
La notte è finita da quando Colui che è la luce ha posto la sua dimora in mezzo a noi.
Ci saranno ancora carestie e terremoti e ancora sentiremo parlare di guerre e rivoluzioni, di nazioni contro nazioni e di regni contro regni (Mt 24,6-8) ma chi crede riesce a scorgere la presenza luminosa del Figlio di Dio anche dentro le tenebre che ci avvolgono.
Le tenebre non hanno vinto la Luce – scrive Giovanni.
Ciò che accadde a Gerusalemme trent’anni dopo la nascita di Gesù sembrò smentire la Parola dell’evangelista.
Eppure…
Il Discepolo Amato e la Madre che stavano sotto la croce, pur tra le lacrime, seppero con certezza (una verità che non può essere spiegata ma solo accolta) che Gesù era il Re e la croce il trono dal quale avrebbe regnato per sempre (Gv 19,25).
Un trono umile come la mangiatoia nella quale Maria e Giuseppe deposero il Bambino perché non c’era posto per loro nell’alloggio (Lc 2,7).
Sentinella, quanto resta della notte? – chiedevano i pastori.
La notte è finita annunciarono gli angeli con grande gioia.
Se i sapienti e i potenti di questo mondo avessero udito l’annuncio degli angeli, si sarebbero girati dall’altra parte e avrebbero ripreso a dormire. Che cosa c’è di straordinario nella nascita di un bambino che dorme là dove mangiano gli animali?
Eppure…
I pastori si misero in cammino e andarono fino a Betlemme, dove trovarono Maria e Giuseppe e il Bambino, adagiato nella mangiatoia.
Si prostrarono davanti al Verbo che era presso Dio ed era Dio, che era in principio presso Dio e per mezzo del quale tutto è stato fatto di ciò che esiste.
E, dopo averlo adorato, se ne tornarono al loro accampamento glorificando Dio con la certezza che, comunque vadano le cose, da quella santa notte la luce splende nelle tenebre e le tenebre non prevarranno contro di essa (Mt 16,18).

Caravaggio, Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, 1600
È la nostra stessa perpetua indigenza che guardiamo in quella, piangente, del bambino. Al contrario della nudità bella e gloriosa dell’atleta, nella pienezza delle sue forze, questa nudità prima e ultima è il volto della fragilità, manifesta direttamente l’esposizione, la mancanza di protezione, di difesa e di riparo contro tutto ciò che può minacciare la nostra stessa vita.
Jean-Louis Chrétien
Un augurio per un Santo Natale
don Giancarlo
