OZIA, RE DI GERUSALEMME
14/12/2025, III DI AVVENTO A   
(Is 35,1-16a.8a-10; Sl 146/145; Gc 5,7-10; Mt 11,2-11)

 

…il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui (Mt 11,11)

 

Ozia, re di Gerusalemme, morì nell’anno 740 e, in quello stesso anno, il Re dei re mostrò la sua Gloria a Isaia. Ohimè! Io sono perduto – gridò il profeta – perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il Re…! Allora un angelo volò verso di lui e gli sfiorò le labbra con carboni ardenti (Is 6,1-8) e da quel momento il profeta iniziò a sentire e a vedere tutto in modo diverso, da una prospettiva che non era più la sua.
Toccata dal fuoco divino la bocca di Isaia, come la bocca dei bimbi e dei lattanti (Sl 8,3), iniziò a dire parole purificate che plasmavano la realtà e la ricreavano.

 

La stessa Parola che in principio diede origine a tutto ciò che esiste (Gv 1,1-3; Gen 1,3).

 

Parola che non illude e non aliena, Parola che annuncia una speranza viva, fragile e resistente allo stesso tempo, come la vita di un bambino che viene alla luce.

 

Giovanni Battista venne alla luce quando un soldato lo decapitò in una cella del carcere di Macheronte dove Erode l’aveva fatto rinchiudere.
Quando smise di vedere iniziò a vedere, quando non poteva più udire ritrovò l‘udito.

 

Ma quei giorni di reclusione furono per Giovanni più dolorosi della sua fine.
In carcere fu provocato dal diavolo che gli suggeriva di dubitare del Messia che lui stesso aveva annunciato al popolo pochi mesi prima.

 

Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro? (Mt 3,11-12).

 

Al Battista che si aspettava un Sì, sì, o un No, no, perché il di più viene dal maligno (Mt 5,37), Gesù rispose con parole del profeta Isaia.
Da parte sua non ci fu alcuna parola rassicurante che potesse consolarlo.
Gesù cercò piuttosto di prepararlo allo scandalo della croce.

 

Quel Messia che restituiva la vista ai ciechi, che ridava la mobilità agli zoppi, che purificava i lebbrosi, che apriva l’orecchio dei sordi e riportava in vita i morti, sarebbe diventato cieco, sarebbe stato immobilizzato, sarebbe stato trattato da lebbroso, sarebbe rimasto inascoltato e, in fine, sarebbe stato ucciso.

 

La beatitudine è riservata a chi, di fronte allo scandalo della morte in croce di Gesù, non si scandalizza di lui.

 

Com’è destino di tutti i profeti, anche Isaia fu motivo di scandalo per quelli della sua generazione.
Fu una pietra d’inciampo anche quando il suo messaggio era un evangelo, un lieto annuncio che restituiva la luce agli occhi dei ciechi, che faceva gridare i muti e saltare gli zoppi, che tracciava strade nei deserti e spandeva il profumo dei narcisi nella steppa.

 

La Parola che Dio mette in bocca ai suoi profeti, Parola che non passa (Mt 24,35), attraversa esili e malattie, detenzioni e paralisi.
Eppure Gerusalemme continua a uccidere i suoi profeti e a lapidare gli inviati di Dio (Mt 22,37).

 

Trent’anni prima Giovanni aveva compreso tutto questo quando ancora non poteva vedere, né parlare. Mentre Elisabetta e Maria, abbracciate, cantavano la potenza dell’Altissimo, il bambino saltava e gridava di gioia nel grembo della madre (Lc 1,41-46).

 

Ma in seguito, con l’età della ragione, tutto si fece più complicato perché il Messia era diverso da come l’aveva immaginato.
Le parole di Isaia che Gesù gli fece recapitare in carcere assomigliavano a un messaggio in codice che, nella solitudine e nel silenzio della reclusione, Giovanni imparò a decifrare fino a farle scendere nel cuore.
Per questo quando la guardia lo decapitò, Giovanni riacquistò la vista, l’udito e la parola e comprese la risposta di Gesù al suo dubbio.

 

In quel momento, come all’inizio quando stava dentro il grembo della madre, Giovanni, il più grande tra i nati di donna, divenne uno di quei piccoli che sono grandi nel Regno dei cieli.

 

Come lui, anche Maria è una di quei piccoli che sono grandi nel regno dei cieli, nonostante il dubbio che espresse davanti all’angelo Gabriele (Lc 1,34).

 

Il dubbio è l’altra faccia della fede, non il suo contrario.

 

E, come lei, anche Giuseppe si pose domande e cercò soluzioni ragionevoli a ciò che non aveva nulla di ragionevole (Mt 1,18-25).

 

Maria, promessa sposa di Giuseppe, dentro la stanza segreta del suo cuore, ha posto all’angelo le domande che andavano poste e alla fine si è arresa, credendo che Nulla è impossibile a Dio! (Lc 1,37-38).

 

Giuseppe, da uomo giusto qual era, mente dormiva imparò dai sogni portati dall’angelo che accogliere il Figlio di Dio, significa accettare lo scandalo perché Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele (Lc 2,34).

 

Giovanni Battista, Zaccaria ed Elisabetta, Maria e Giuseppe sono i primi piccoli che entrano in scena nei racconti evangelici nell’infanzia di Gesù.

 

Sono già grandi nel regno dei cieli e sono beati perché hanno creduto nell’adempimento di ciò che il Signore ha detto (Lc 1,45) e perché, nonostante tutto, non si scandalizzarono di Lui.

 


Dopo la distruzione del Tempio, il potere profetico è stato affidato ai bambini. Se questo mondo è ancora capace di salvezza, saranno i bambini a portarla.
(dal Talmud)