SALIRE È IL VERBO
1° novembre 2025, SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI
(Ap 7,2-4.9-14; Sl 24/23; 1Gv 3,1-3; Mt 5,1-12a)

 

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo? (Sl 24,3)

 

Salire è il verbo che la Scrittura usa per indicare il cammino di santità, perché essere santi non è uno stato ma un movimento, una salita verso il Monte del Signore.
Ma chi potrà salire il Monte del Signore? Chi potrà stare nel suo Luogo Santo? – chiede il pellegrino del salmo 24.  
Nel libro dell’Apocalisse Giovanni gli risponde dicendo che possono farlo quelli vestiti di bianco, che hanno mani innocenti e cuore puro, coloro che hanno attraversato la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide con il sangue dell’Agnello.

 

Ciò che Giovanni vede come compimento, ha inizio nel momento in cui l’uomo si mette in cammino per salire verso la Città Santa.
Per raggiungerla si sale sempre, quale che sia il punto di partenza, perché Gerusalemme è la città posta in alto, il trono di Dio che risplende nella notte delle nazioni, un luogo di pace in un mondo violento (Is 2,3).

 

Quando si sale, si va sempre verso un luogo santo.
Non si può salire all’inferno.
Per questo si dice che Abramo scese in Egitto quando ci fu la carestia sulla terra (Gen 12,10), mentre i figli di Israele salirono dalla terra d’Egitto verso la terra promessa (Es 13,18).

 

Anche la salita verso il Monte di Dio (come ogni cammino) non garantisce una vita senza fatiche e smarrimenti. Non c’è ascesa senza ascesi, senza attraversare grandi tribolazioni che purificano le mani e il cuore e rendono limpidi gli occhi.
La salita esige un certo rigore ma il rigore è un mezzo non il fine perché, come insegnano i maestri, chi teme il Cielo deve essere rigoroso, ma nessuno dice che il rigore porti per forza al Timore di Dio (Rabbi Yehudah Amital).

 

Nel pellegrinaggio verso la Gerusalemme celeste il credente canta e cammina, come dice Agostino, perché conosce il rigore dell’ascesi e sperimenta la beatitudine del Timore del Signore.
Anche se ancora non conosce la meta, il pellegrino sa che Dio gliela indicherà, come la indicò ad Abramo che, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava (Gen 12,1; Eb 11,8).

 

Partire è un atto di fiducia, l’inchinarsi dell’uomo di fronte a una parola che è fedele.
Anche se ora vediamo in modo confuso come in uno specchio, noi saliamo con la certezza che un giorno vedremo Dio faccia a faccia e conosceremo perfettamente, come anche noi siamo conosciuti (1Cor 13,12).

 

Ma chi può dire di avere mani innocenti e cuore puro ed essere degno di salire verso il Monte del Signore, di stare in quel Luogo Santo?

 

Chi può stare davanti alla Santità di Dio e rimanere vivo (Es 33,20)?
Nessuno di noi potrebbe compiere la salita al suo Monte Santo, se Dio non scendesse, non si abbassasse fino a noi per venire in aiuto alla nostra debolezza.
Gesù è disceso, si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo noi (Gv 1,14) perché noi potessimo salire il suo Monte Santo.

 

Prima ancora che sul Golgota è sul Monte delle Beatitudini che l’umano e il divino si sono incontrati.
In quel Luogo Santo Gesù pronunciò parole che risvegliarono un desiderio, tracciarono una via e indicarono la meta.

 

Le beatitudini sono una risposta alla domanda del salmista che chiede chi potrà salire il Monte del Signore?
E una risposta alla domanda che uno degli anziani pose a Giovanni: Chi sono quelli vestiti di bianco?

 

Quelli vestiti di bianco che salgono il Monte del Signore sono i poveri in spirito e quelli che sono nel pianto, i miti e quelli che hanno fame e sete di giustizia, i misericordiosi e i puri di cuore, gli operatori di pace e i perseguitati per la giustizia.

 

Le beatitudini, come la santità, non sono un ideale da raggiungere ma un cammino da compiere.

 

Sono la Via che ha portato Gesù sulla cima del Golgota, dove le sue mani innocenti furono inchiodate alla croce e il suo cuore puro fu trafitto da un colpo di lancia (Gv 19,34).
Con la sua morte Gesù è sceso agli inferi perché noi potessimo salire verso la Gerusalemme celeste.

 

Gesù, uomo delle beatitudini, è la Via ed è la Meta del nostro cammino di santità, è il Tempio e la Porta per entrarvi.
È il volto del Dio di Giacobbe.

                                                                          

Chi salirà il Monte del Signore? Chi potrà stare nel suo Luogo Santo? – chiede il pellegrino del salmo 24.

 

Chi afferra con le sue mani impure le mani innocenti del Signore Gesù e rimane con lui potrà salire il Monte del Signore.
Chi, con il suo cuore impuro, si china sul petto di Gesù per sentirne il battito del cuore, potrà stare per sempre nel suo Luogo Santo (Gv 13,25).

 


Ricorda due pensieri e temili. Uno dice: Sei un santo!; l’altro: Non ti salverai! Entrambi vengono dal nemico e in essi non c’è verità. Piuttosto pensa: Io sono un grande peccatore, ma il Signore misericordioso ama molto gli uomini e perdonerà anche a me i miei peccati. Credilo e così avverrà: il Signore ti perdonerà. Ma non riporre fiducia nella tua ascesi, anche se ne hai compiuta molta.