Onne homo ad alta voce (Cor 26)

Onne (Omne per Ernetti, il manoscritto non è chiaro) homo ad alta voce è la lauda della Croce, un inno d’amore al patibolo di Cristo, considerato il nuovo “albero della Vita”.

Già dal VI secolo, il Venerdì santo la Chiesa canta un bellissimo inno:

Crux fidelis, inter omnes arbor una nobilis;
nulla talem silva profert, flore, fronde, germine.*
Dulce lignum, dulci clavo, dulce pondus sustinens.

[...]

Flecte ramos, arbor alta, tensa laxa viscera,
et rigor lentescat ille quem dedit nativitas,
ut superni membra regis mite tendas stipite.

Sola digna tu fuisti ferre pretium saeculi
atque portum praeparare nauta mundo naufrago,
quem sacer cruor perunxit fusus agni corpore.

Traduzione:

Croce fedele, nobile albero, unico tra tutti,
Nessun bosco ne offre uno simile per fiore, fronda, germoglio.
O dolce legno, o dolce chiodo, che porti il dolce peso.

[…]

Piega i rami, o albero alto, rilascia le membra tese,
allenta quella rigidità che avesti fin dalla nascita,
e così concedi alle membra del Re Celeste un mite supporto.

Tu sola fosti degna di portare il riscatto del Tempo
e di preparare un porto per l'umanità naufraga,
che il sacro Sangue effuso dal corpo dell’Agnello ha unto.

Un inno d’amore per un patibolo…, è il paradosso della Croce di Cristo che ha attratto tutti a Sé.

La lauda è composta da un ritornello e quindici strofe di ottonari, lo schema rimico è il consueto zagialesco a x / b b b x / c c c x / etc. dove l’ultima parola di ogni strofa e del ritornello è sempre “Croce”. Alcuni riferimenti al Crux fidelis sono palesi (la dignità della Croce, le membra tese di Gesù sui rami ai quali si chiede di allentare la presa).
Il cenno alle parole di Maria sotto la Croce (O fillio aulorito più ke gillio) rimandano alla lauda di Iacopone da Todi Donna del Paradiso. Alcune strofe (il dolore della Madre e quello di san Giovanni) sono molto simili ai testi di De la crudel morte del Cristo (Cor 24) e a mio parere ne rivelano la stessa paternità.
Degne di rilievo sono le parole di Cristo in Croce, che portano a compimento le profezie di Isaia e di Geremia, come anche l’invito a chi ascolta a chiamare e piangere duramente a Cristo che sta con le braccia aperte.
Infine, l’ultima strofa è una preghiera perché la fraternita (la Chiesa? ma forse la confraternita della lauda alla quale appartiene l’autore) sia guidata e condotta da Cristo stesso, per i meriti della sua Croce.

La musica è ora dolce (fondamentale è la bemollizzazione del Si) ora solenne. L’incipit di ogni strofa, con le note Re Do La Fa Re (le note discendenti della triade di Re minore con l’aggiunta del Do), attribuiscono un senso di regalità alla declamazione.

Onne homo ad alta voce
laudi la verace croce!

Quanto è digna da laudare
core no lo pò pensare,
lengua no lo pò contare,
la verace sancta croce!

Questo legno pretioso
è di legno virtüoso:
lo nimico à confuso
per la forza de la croce.

Poi ke Cristo fo pillato,
strectamente fo ligato,
d’ogne parte fo tormentato
e donato a la croce.

Iesù Cristo redemptore
come falso bufadore,
come latro e traditore,
fo donato a la croce.

Le sue membra delicate
fuoro stese e tirate,
tutti quante insanguinate
e kiavato in su la croce.

San Iovanni evangelista
lo suo core multo era tristo,
quando vidde ‘l suo maiestro
stare innudo in sulla croce.

La sua madre è dolente,
multo trista la sua mente:
piange e dole amaramente,
stando a piede de la croce.

La sua madre cum dolore
kiama e dice “Dolze amore,
öimé, fillio e signore,
perké fosti posto in cruce?”

La sua madre dice: “O fillio
aulorito più ke gillio,
perké fo questo consillio
ke morisse nella croce?”

Dice Cristo: “O madre mia,
quest’è l’obedienza mia,
ke se compia in questa dia
k’ io moia nella croce.”

Lo suo fillio la favella:
“Or si compie questa guerra;
lo nimico è dato in terra
per la forza de la croce!”

Questo disse Ysaia
in sua vera prophetia:
“Come agnello si tondea,”
et ponias’inn-ella croce.

Questo pianse Yeremia
quando kiamava e dicea:
“Voi c’andate per la via,
vedete la pena de la croce.”

Kiama e piange duramente,
e a Cristo ti converte:
per te sta a bracia aperte
su nel legno de la croce!”

Iesù Cristo, la fraterna,
tu la cresce e la governa;
de’ la gloria sempiterna
per la virtù de la croce.