Salutiam divotamente (Cort 47)




Salutiam divotamente
è l’ultima lauda con notazione musicale del Codice di Cortona. Con Venite a laudare si apriva, con l’invito a cantare le meraviglie di Maria, e con questa si conclude, con l’invito a salutarla devotamente. È una lauda dall’andamento spigliato e gioioso. Il modo melodico di appartenenza è il plagale del tetrardus (VIII).

 

Una particolarità è data dal fatto che il codice presenta quest’ultima lauda con i soli ritornello e prima strofa (come illustrato dalle immagini del manoscritto qui sopra pubblicate). Segue l’indice delle laudi presenti nel volume, quindi l’elenco dei capoversi delle laudi (senza musica) presenti nella seconda parte del codice, e poi, di seguito, il testo della lauda per intero, che racchiude ben sette strofe.


Salutiam divotamente
l’alta vergene beata
et dicimo: ”Ave, Maria,
sempre sia da nui laudata”.

Salutialla dulcemente
et cum gram solennitate,
ki sapem veracemente
ke per sua umilitade
la divina maiestade
fo di lei innamorata.

L'angel mandò per messaggio
a la vergine polçella:
quel chantò di buon coraggio,
passò dentro a la sua cella
a contiarli la novella
che da Dio li era mandata.

L' angel disse: "Ave, Maria,
sete piena de vertute,
Dominus con teco sia
da cui vengono le salute
tucte gratie adempiute
in te, vergene salutata.

Sempre sia benedecta
sopra ogn’altra muliere,
che se' vergene derita1
sença veruno pensieri:
Dio me manda per corriere
che per lui·stia aparechiata”.

La vergene paurosa
quando l'angelo udìo parlare,
ch'era honesta e vergognosa,
incomençò tucta a tremare,
vergognavase co llui· de stare
che con homo [non era] usata.

L'angelo disse: " Or t' ascigura,
niente non dubitare,·
nulla cosa a Dio è dura
se in chuor la se pon di fare.
Ben ti puoi· asciegurare,
tal novella t'ò asegnata.

La polçella con amore
humelmente respondea:
“Ancilla so' del mio signore,
ciò che piace a lui sì sia.”
Alora la vergene Maria
di lesù fo ingravida[ta].

  1. “Autentica”. Derita è un termine di difficile interpretazione. Ho chiesto aiuto al nostro amico Padre Luigi D’Altilia che così mi ha risposto:
    «Dal punto di vista fonetico non si può pensare un passaggio latino/volgare fiorentino perché le vocali danno esiti partendo da directum (v. italiano "diretto"), tuttavia si può pensare un passaggio dal provenzale: dérit che significa proprio "diritto" nel senso di directum < dirigo.
    Il significato di directa > derita (forma volgare mediata dal provenzale) sarebbe corroborato dal seguito del testo: "sença veruno pensieri" che può essere interpretato come "senza esitazione". Il significato da vocabolario di latino (IL) di directus (s.v. 3 fig.) è "diritto, senz'ambagi, schietto, severo". Questo sarebbe coerente con il significato presunto dedotto in base al contesto.
    Il glossario nel libro G. Contini, Letteratura Italiana delle Origini, Firenze-Milano 2003 (3 ed.) riporta solo "deritto > secondo il vero", oltre ai significati di "diritto > giustizia".
    Quindi se derita = diritta, potremmo ipotizzare "Sempre sii benedetta più di ogni altra donna, poiché sei vergine autentica senza esitazione”».