Ison
… o bordone. Ma a noi piace usare di più il termine ison, di derivazione bizantina, che sta a indicare un segno (una specie di tratto orizzontale con un piccolo uncino superiore a sinistra) il cui significato è “mantiene la stessa nota”. In altre parole l’ison è una nota che funge da bordone, cioè una parte vocale bassa e dal lungo valore. Come nella piva, o nella cornamusa, o nella iberica gaita, questa nota accompagna un tratto melodico più lungo, normalmente intonandosi sulla nota fondamentale del brano o sulla sua quinta, o entrambe, a seconda se le canne di bordone sono una o due o anche tre. Anche la ghironda (la symphonia medievale) usa lo stesso stratagemma. Possiamo pensare che come spesso succede nella prassi strumentale antica, questa tecnica derivi proprio dall’usanza vocale di accompagnare il canto in una sorta di polifonia primitiva, molto suggestiva. Dante nel suo canto ottavo del Paradiso, ai versi 16-21, la descrive, come al suo solito, in una bella allegoria.
“E come in fiamma favilla si vede,
e come in voce, voce si discerne,
quando una è ferma e l’altra va e riede;
vid’io in essa luce altre lucerne
moversi in giro più e men correnti
al modo, credo, di lor viste interne.”
Il Kalòs Concentus ne fa spesso uso proprio nelle Laudi e nelle Cantigas medievali.
